

In partita il mister ce l'ha sempre con me!
Quante volte i genitori dei ragazzi che frequentano la Scuola Calcio, un po' più grandicelli, appartenenti alla Categoria Esordienti e i genitori dei ragazzi più grandi che hanno iniziato ad intraprendere l’atività agonistica, si sono rivolti a me mostrando dispiacere perché, in partita o in allenamento, affermano che il mister ce l'ha con il loro figlio! Quante volte ho sentito affermare questa cosa direttamente dai ragazzi o accogliere lo sfogo di un istruttore deluso da un genitore o da un suo allievo che si era lamentato con lui per questa ragione.
Dalla mia esperienza sul campo ho osservato che sono variegati i motivi per cui alcuni ribadiscono questa cosa, tuttavia in questo post mi riferisco al motivo più comune che induce a far pensare, a un genitore o a un ragazzo, che l'allenatore ce l'abbia con lui: l'affermazione viene fatta perchè il ragazzo in questione più degli altri, durante le partite viene ripreso, viene rimproverato, viene richiamato dal mister con toni accesi e molto più di quanto sono rimproverati altri giocatori. Effettivamente il mister nomina un ragazzo più degli altri, con lui si arrabbia con maggiore enfasi, con lui evidenzia un approccio più deciso!
E sempre o quasi, almeno dalla mia esperienza, osservo che di fronte a questo atteggiamento il ragazzo ci rimane male e il genitore incalza convinto che ci sia un'antipatia o ci sia sfiducia alla base di questo. Non si può escludere che a volte non sia così, ma nella maggior parte dei casi, questa condizione rappresenta, dalla mia ottica, il più abnorme equivoco che si può innescare tra le reali motivazioni del mister e l'interpretazione personale del giovane calciatore e soprattutto del genitore, che interpreta questo atteggiamento come uno svantaggio che colpisce il figlio rispetto agli altri. In realtà il mister riprende più spesso chi più spesso segue con gli occhi.
È ovvio che l'allenatore vede di più gli errori di chi involontariamente osserva più degli altri in ogni azione che fa, è ovvio che si arrabbia di più per l'errore di un ragazzo quando tiene conto delle sue qualità inespresse o dell'atteggiamento demotivato che mostra quando invece con più energia potrebbe migliorare il suo approccio alla gara. Il mister in partita riprende il ragazzo quando conta su di lui. Quindi, dopo aver avuto modo di osservare che il comportamento dell'allenatore effettivamente escluda un approccio sgarbato o incongruente o una distruttività fine a se stessa verso uno dei ragazzi, la risposta che io do ai genitori se mi pongono un tale quesito è sottolineare che se il mister non vede un allievo o non lo stima è quello il momento in cui non lo tiene nella mente, non lo segue e tantomeno lo nomina. Allo stesso tempo evidenzio ai mister, soprattutto a quelli che riprendono spesso i ragazzi dal bordo campo, che ogni approccio educativo per essere efficace deve alternare rinforzi negativi, come i rimproveri, a rinforzi positivi, come gli elogi. Nella maggioranza dei casi l'enfasi verso uno o più componenti della squadra da parte del mister, interpretato con affermazioni come "il mister c'è l'ha con me", anziché l'espressione di un'antipatia o di sfiducia, altro non è che l'incitamento di colui che in silenzio sta cercando di rendere solido ed incitare con enfasi quel giunco che cerca di ergersi in un campo pieno di gommini e tenta di crescere nonostante a ogni partita sia osteggiato da una tempesta di emozioni e calci. La sua enfasi, la maggior parte delle volte, è più accanita verso quei ragazzi in cui si specchia, quelli che gli assomigliano di più, che gli ricordano com'era lui alla loro età e dai quali forse pretende anche un po' di più. Attraverso loro, senza rendersene conto, lui spera di compensare ciò che non è riuscito a fare su stesso. Questo perchè cercando di scalfire il loro carattere con la sua voce, con la sua rabbia, con la sua esortazione in realtà tenta di scalfire la sua anima.
Dott.ssa Isabella Gasperini
La mentalità è tutto
Meglio la paura di sbagliare o la voglia di vincere?
La parola mentalità può significare molte cose nell'istruzione al gioco del calcio. Alcuni allenatori potrebbero pensare a pressione e aggressività mentre altri si sposterebbero su intuizione e creatività. Qui cercheremo di presentare alcune idee e qualche conclusione.
La mentalità nel calcio deve avere una definizione utile. Per svilupparla è necessario dire cos'è ed è fondamentale avere un certo metodo per osservarla. Ha un ruolo preciso nell'ampio insieme delle caratteristiche di un giocatore e di una squadra. A questo proposito una definizione indicata potrebbe essere: "La mentalità è il livello di convinzione di un giocatore, gruppo o squadra nel raggiungere i propri obiettivi". Con questa definizione, la mentalità non è limitata al singolo individuo ma può essere vista anche come la qualità di un gruppo. Allo scopo di raggiungere le mete prefissate deve esserci una chiara comprensione dei ruoli (compiti) e dei mezzi per raggiungere tali mete.
Hans Westerhof, ex-allenatore olandese di Ajax e PSV-Eindhoven tra le altre, ha le sue opinioni nel tema dell'auto-convinzione: "Se vuoi migliorare un giocatore, dovrai lavorare sulla sua auto-convinzione. Quando parlo di auto-convinzione, intendo sapere cosa si deve fare (compiti base) e sapere che si può fare. L'allenatore deve mandare in campo i suoi giocatori con i giusti compiti base. Non devono esser dati loro ordini che non potranno eseguire. Allo stesso tempo, però, le loro capacità non devono essere sottovalutate."
L'auto-convinzione all'interno dei gruppi include un alto livello di comunicazione e una serie di obiettivi comuni pre-concordati. Lavorare sulla mentalità di gruppi o squadre fa parte del processo di costruzione. La mentalità e l'auto-convinzione giocano un ruolo importante quando i giocatori vivono, o cercano di raggiungere, i più alti livelli di competizione. Osservando la definizione appena data risalta come le qualità mentali di un giocatore siano da sviluppare al pari di quelle tecnico-tattiche.
Nei settori giovanili si può distinguere tra 'mentalità per giocare' e 'mentalità per vincere'. Nella prima al giocatore è permesso scegliere in base al rischio. Può far prove, giocare in posizioni diverse ed esprimersi all'interno di linee guida allargate. Ci sarà poca paura di fallire. Nella seconda invece dovrà fare in modo di fornire il massimo delle sue prestazioni al servizio della squadra. Le opportunità di esprimersi liberamente saranno limitate dalla necessità di vincere. Sviluppare la "mentalità per gioco" è essenziale per ragazzi fino all'età dei 13-14 anni. In questa fase i bambini possono trovare il ruolo e la posizione in campo che li diverte di più. La "mentalità per vincere" è importante invece per i giocatori di alto livello, quando il risultato è ciò che conta di più.
Usare la pressione per costruire l'auto-convinzione
Se troppa pressione può causare brutte prestazioni, anche troppo poca può portare allo stesso cattivo risultato. Il grafico qui accanto mostra la relazione tra la pressione e le performance di un giocatore.
Quando la pressione è troppo bassa, basso sarà anche il rendimento. Non c'è abbastanza sfida. Al contrario se c'è troppa pressione, il giocatore sarà intimorito e sfiduciato, e giocherà sotto le sue possibilità. Il ruolo dell'allenatore è di tenere la curva di rendimento di ogni giocatore sul punto più alto il più a lungo possibile. E un mezzo necessario per farlo è negli 'small sided games', che simulano situazioni di gioco reali con condizioni di sfida pari a quelle che si trovano la domenica in campo. In questo modo i giocatori riescono a sviluppare la giusta mentalità ed a calarsi in un quadro di gioco realistico.
L'auto-convinzione ha un punto massimo ed un punto minimo
Willi Railo (defunto dottore norvegese psicologo dello sport) e Sven Goran Eriksson (ex allenatore anche della Lazio) affermano che ci sono dei limiti mentali. Il limite superiore è l'ambizione del giocatore, ed è positivo. E' la meta cui aspira. Il limite inferiore è l'ansia da prestazione. E' il "fattore frenante" (paura di fallire) che trattiene molte persone anche solo al tentare di raggiungere i propri obiettivi. La combinazione ideale è quella di avere grosse ambizioni, che alimentano il sogno con una giusta (bassa) carica di ansia, e spingono il giocatore a continuare invece che a fermarsi. Anche se gli allenatori dovrebbero per primi incoraggiare i giocatori a porsi mete ambiziose, è più semplice e produttivo prima ridurre il loro livello di ansia. Gli errori sono parte del gioco e sono necessari per crescere. Non sono la fine del mondo a livello giovanile, dove dopo tutto, si tratta solo di un hobby.
Purtroppo molti allenatori alimentano l'opposto, una mentalità che teme gli errori più di quanto desideri il successo. Diventano fissati con i "NO" invece che essere propositivi con i "SI". Tramite il controllo esasperato e le critiche costanti i giocatori sviluppano un’alta forma di ansia da prestazione che produce stress estremo e calo di performance. Questi risultati, a loro volta rinforzano l'alto livello di ansia ed il ciclo continua. Questi giocatori giocheranno sempre "con un piede sul freno".
Elementi di auto-convinzione
L'allenamento dell'auto-convinzione va fatto a tre livelli. I giocatori stanno sviluppando gli strumenti e l'abilità di usarli mentre sono sotto pressione. Questi strumenti sono le abilità tecniche e psicologiche, ruoli e obiettivi. Ciò che molti allenatori considerano come allenare. L'abilità di usare questi strumenti da la misura giusta di autocontrollo e concentrazione. Autocontrollo, mantenere la calma, è vitale nella lettura del gioco e nella risoluzione di problemi. La concentrazione è l'abilità di seguire un problema specifico per il tempo necessario. Infine, tutto questo deve essere fatto in situazioni realistiche, sotto una dose corretta di pressione.
Un passo importante nello sviluppo dell'autocontrollo è di abbassare il livello di ansia. Un giocatore rilassato e sicuro di sé è un giocatore con autocontrollo. Ma quando gioca con la paura diventa più nervoso e si manifesta la sindrome del "combatti o fuggi" (fight or flight syndrome). Questi problemi sviano l'attenzione del giocatore dalla gara e lo portano a trattare con i propri problemi psicologici. Ecco che vengono in aiuto i small-sided-games, ancora una volta, dove si propongono situazioni realistiche nelle proporzioni corrette (non troppo grande, veloce, forte) il giusto numero di volte (serie e ripetizioni). Combinate con un metodo di allenamento, la filosofia di pensiero "questo non è così difficile" cresce e i cali di concentrazione del giocatore possono essere monitorati durante l'allenamento. I benefici dei small-sided-games quindi diventano lampanti nel compito di sviluppare le mentalità "per gioco" e "per vincere".
Il calcio è un gioco caotico. In ogni momento gli avversari interrompono il piano A e i compagni di squadra rovinano il piano B. Questo lascia il giocatore ad inventare un piano C in una frazione di secondo. Autocontrollo e autostima sono due qualità fondamentali per portare l'ordine dove c'è caos. Svilupparle è importante tanto quanto migliorare le tecniche di passaggio e deve essere parte del piano pratico di allenamento. Senza queste qualità, i giocatori non potranno mai aspirare a raggiungere i loro massimi livelli.
Insegnare al piccolo calciatore come reagire alla sconfitta
Saper reagire risulta fondamentale per la crescita del giovane calciatore
Ogni genitore per il proprio figlio vorrebbe il meglio e se fosse possibile il minor numero di esperienze negative. Così come ogni istruttore sarebbe sollevato dal vedere i propri allievi sempre sorridenti e divertiti. Ma ci sono eventi dello sport che inevitabilmente lasciano i bambini delusi, arrabbiati, scoraggiati.
Per il bene dei bambini bisogna avere la forza di lasciar vivere loro non solo le cose belle, ma anche le delusioni e le esperienze problematiche, in piena libertà e senza tentare in alcun modo di evitargliele. Ciò va fatto affinché imparino ad affrontare sempre meglio gli eventi che possono farli soffrire, perché di eventi come questi la loro vita sarà piena e più ci si esercita ad affrontarli meno destabilizzano!
L'esperienza della sconfitta, dei rimproveri del compagno e dell'istruttore, l'abbattimento che segue un gol subìto, la mancata convocazione, non vedersi passare la palla, sono tutte "esercitazioni" per la partita che ogni giorno si disputa nella vita. Se per i genitori e per gli istruttori è difficile tollerare la visione di un piccolo calciatore che si abbatte, è in ogni caso importante non perdere la lucidità di fronte alla loro sofferenza.
I bambini da noi adulti si aspettano l'incitamento a guardare sempre avanti e a non mollare mai, si aspettano di essere rassicurati a mantenere integra la stima in se stessi anche di fronte a un'evento che li fa vacillare. Si aspettano il nostro sguardo costante che li segue con interesse sia se vincono, sia se perdono. È questa continuità dell'affetto e dell'interesse dell'adulto a rappresentare la base della loro autostima.
Di fronte alla frustrazione il nostro comportamento rappresenta un "salvagente" al quale aggrapparsi per rimanere a galla. Siamo noi adulti che possiamo insegnare al bambino, attraverso il nostro esempio, strategie volte a non abbattersi dopo una sconfitta o ad accogliere con leggerezza le decisioni dell'istruttore che non condividiamo... Il bambino si fa ricco ispirandosi a ciò che vede fare attorno a lui. E questo vale sia per gli esempi positivi che noi adulti possiamo dargli, sia per gli esempi negativi, volti all'abbattimento, all'intolleranza, al demordere. Anche a bordo campo possiamo dare loro un valido aiuto di fronte alla sconfitta e altre situazioni frustranti, se rappresentiamo per loro un punto di riferimento che li accetta per quello che sono e in ogni caso, sensazione che nei bambini incita ancor più la loro forza d'animo!
Dott.ssa Isabella Gasperini
COME PROGRAMMARE UN' ALIMENTAZIONE CORRETTA E BILANCIATA PER CALCIATORI

In generale, una dieta normale bilanciata fornisce tutti gli elementi nutrizionali necessari a un atleta o a una persona fisicamente attiva. Una dieta ben pianificata può realizzare un apporto adeguato di minerali, vitamine e proteine con un contenuto calorico totale di sole 1200 kcal al giorno. Un ulteriore apporto calorico va a coprire il fabbisogno energetico legato a specifiche attività fisiche.
FABBISOGNO NUTRIZIONALE
Il fabbisogno proteico giornaliero indicato in 0.8 g per kg di massa corporea copre sicuramente le necessità metaboliche della maggior parte delle persone, indipendentemente dal loro livello di attività fisica. Gli atleti normalmente introducono una quota proteica da due a cinque volte superiore al fabbisogno giornaliero in conseguenza del maggior apporto calorico giornaliero con la dieta.
DATI GIORNALIERI CONSIGLIATI
Non esistono indicazioni precise in termini di fabbisogno giornaliero di lipidi e carboidrati.
Una valida raccomandazione è quella di contenere al di sotto del 30% la quota calorica fornita dai lipidi; inoltre la maggior parte di questa quota dovrebbe derivare da acidi grassi polinsaturi.
Per soggetti fisicamente attivi, il 60% almeno del contributo calorico deve provenire dai carboidrati, in particolare polisaccaridi del tipo complesso, non raffinati. Ciò corrisponde a un'assunzione di 400-600 g di carboidrati al giorno. Anche mantenendo una dieta con contenuto in carboidrati normale, dopo alcuni giorni di allenamento pesante si verifica un depauperamento delle scorte di glicogeno. Questo induce il quadro dell'affaticamento che rende meno tollerabile l'allenamento stesso.
PIRAMIDE ALIMENTARE
La piramide alimentare fornisce un'indicazione di massima su come comporre una dieta. La piramide dà maggior importanza a frutta, cereali e vegetali, toglie importanza ad alimenti ricchi in proteine e lipidi e ai prodotti derivati dal latte. Si tratta di un approccio nutrizionale indicato per una persona, di ambo i sessi, fisicamente attiva. Le verdure rendono il sangue meno denso così gira più velocemente per il corpo fornendo ossigeno alle cellule. Bere molta acqua (almeno 2 litri) durante il giorno permette di rendere il corpo dell’atleta più flessibile e meno contratto.
ATTIVITA' FISICA E ALIMENTAZIONE
La principale variabile che influenza il fabbisogno calorico giornaliero è il livello di attività fisica. Molto probabilmente, il fabbisogno calorico di atleti impegnati in sport molto faticosi non eccede le 4000 kcal al giorno, a meno di condizioni particolari (ad esempio gara ciclistica a tappe) oppure se la massa del soggetto è largamente superiore alla media. Un apporto calorico di questa entità comporta necessariamente che l'assunzione giornaliera di vitamine, minerali e proteine ecceda largamente il fabbisogno minimo giornaliero. Evitare di usare molto sale ed evitare il pane (meglio pan bauletto ancor meglio se integrale). Masticare bene il cibo e mangiare sempre alla stessa ora
PASTO PRIMA DELLA GARA
Il pasto pre-gara deve includere alimenti prontamente digeribili che forniscono l'energia necessaria a coprire il fabbisogno energetico dell'attività fisica, nonché la quota idrica per la reidratazione. La scelta ottimale deve cadere preferenzialmente sui carboidrati, con un basso contenuto in lipidi e proteine. La proposta di un pasto a base di uova e carne non soddisfa chiaramente questa necessità nutrizionale. Bisogna calcolare tre ore per la completa digestione e assorbimento del pasto pre-gara. La sera prima della partita dell’indomani un pasto base di Pesce/Pollo con patate lesse o vegetali come spinaci aumentano la quantità di Vitamina C, vitale per l’assorbimento del ferro e di conseguenza per il trasporto dell’ossigeno nei muscoli.
NEL RECUPERO
L' assunzione di bevande reidratanti che contengono carboidrati nel corso di attività fisica di elevata intensità e durata aiuta a mantenere a livelli normali la glicemia. Di conseguenza si realizza una maggior disponibilità di zuccheri per i muscoli che lavorano e un risparmio delle scorte di glicogeno, due fatti che diventano cruciali nella fase finale di una competizione di resistenza. L' indice glicemico esprime la velocità di aumento della glicemia in seguito all'assunzione di diversi carboidrati. Per una rapida risintesi delle scorte di glicogeno dopo la fine dell'esercizio si consiglia l'assunzione di 50-75 g. di carboidrati all'ora, con indice glicemico da medio a elevato. Lo svuotamento gastrico rimane elevato se si mantiene relativamente elevato il volume gastrico nel corso dell' attività fisica. L' obiettivo si raggiunge bevendo circa 400-600 ml di fluido prima dell'inizio della prova e successivamente circa 200 ml ogni 15-20 min. Bevande con elevata concentrazione di carboidrati rallentano lo svuotamento gastrico, e questo può risultare controproducente nel caso in cui esista una grande necessità di reidratazione. Viene da cio' che la soluzione liquida ideale per la reidratazione contiene carboidrati nella concentrazione dal 5 all' 8%. Infatti, una tale soluzione, oltre a garantire un rapido assorbimento dell'acqua, e quindi un'efficienza dei processi di termoregolazione, fornisce anche una quota di carboidrati che va a ricostituire la quota catabolizzata.
Premessa: Ricordarsi che ogni pasto (COLAZIONE, PRANZO E CENA) devono essere effettuati 3 ore prima di ogni allenamento o gara.
EVITARE ASSOLUTAMENTE: FRITTURE, USO MOLTO SALE, PATATINE O SIMILI, BEVANDE GASSATE, CIOCCOLATO, GELATI ecc..
Dieta Settimanale
Colazione: Ogni mattina 2/3 fette biscottate, possibilmente integrali, con miele/marmellata, alternarle a torta di mele/crostata, in aggiunta a frutta di stagione ( non mangiare a fine pranzo o fine cena, ma solo mattina a colazione o pomeriggio per merenda) o spremuta di frutta (arancia ecc..) evitare succhi di frutta contengono coloranti, caffè amaro (evitare caffèlatte richiede tempi lunghi di digestione) oppure yougurt senza grassi.
Lunedì
PRANZO: 80 grammi di pasta al pomodoro con poco olio exstravergine di oliva e basilico, petto di pollo o fesa di tacchino o 1 hamburger di tacchino o poco crudo (sgrassato) e bresaola con limone e 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
CENA: fetta di carne poco grassa con insalata o pomodori con radicchio,carote crude con poco olio e noci e 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
Martedì
PRANZO: 80 grammi di pasta con legumi (lenticchie, fagioli, patate, ceci), verdure cotte (per esempio spinaci) e una frittata magra (4 albumi e due tuorli).
CENA: pesce in bianco (anche 100 grammi), insalata o pomodori con radicchio,carote crude con poco olio e noci e 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
Mercoledì
PRANZO: 100 grammi di riso con salsa, petti di pollo o fesa di tacchino o
1 hamburger di tacchino o poco crudo (sgrassato) e bresaola con limone e 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
CENA: spinacina al forno (NON FRITTA), contorno a piacere (zucchine, insalata, pomodori, fagiolini.
Giovedì
PRANZO: 80 grammi di pasta con il sugo, 6 bastoncini al forno (NON FRITTI) con limone ed insalata.
CENA: 2 Hamburger di tacchino o petti di pollo o fesa di tacchino o poco crudo (sgrassato) e bresaola con limone con insalata o pomodori e 3 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
Venerdì
PRANZO: 80 grammi di pasta con legumi, 1 Hamburger di tacchino o petti di pollo o fesa di tacchino o poco crudo (sgrassato) e bresaola con limone con insalata o pomodori e 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
CENA: 200 grammi di pesce in bianco (merluzzo o sogliola) con insalata o pomodori e 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale).
Sabato
100 grammi di pasta al sugo.
Merenda/spuntini pomeridiani
Yougurt magri senza grassi, 2 fette di pan bauletto (meglio se integrale) con fesa di tacchino o bresaola, frutta di stagione o spremuta di frutta (arancia ecc..) evitare succhi di frutta contengono coloranti, tè al limone e bere sempre molta acqua con proprietà diuretiche.
Partite al Mattino
Sveglia 3 ore prima della gara!!
Colazione abbondante con: 3 Fette biscottate possibilmente integrali o morbidone, con miele/marmellata o crostata con marmellata o yougurt e frutta.
Partite al Pomeriggio
Colazione: 3 Fette biscottate possibilmente integrali o morbidone, con miele/marmellata o crostata con marmellata o yougurt e frutta di stagione o spremuta di frutta (arancia ecc..) evitare succhi di frutta contengono coloranti.
½ Mattinata: Frutta di stagione o spremuta di frutta.
Pranzo ( 3 ore prima della gara): pasta/riso e pomodoro con poco olio e basilico, verdure cotte anche miste (spinaci, patate lesse e simili), bresaola o crudo sgrassato con un po’ di grana che si può alternare con piccole fette carni bianche e crostata con marmellata (mele, ciliegie, ecc…) e non dimentichiamo di bere l’acqua!!!
Partite alla Sera
Colazione: 3 Fette biscottate possibilmente integrali o morbidone, con miele/marmellata o crostata con marmellata o yougurt e frutta di stagione o spremuta di frutta (arancia ecc..) evitare succhi di frutta contengono coloranti.
½ Mattinata: Frutta di stagione o spremuta di frutta.
Pranzo: pasta/riso e pomodoro con poco olio e basilico, verdure cotte anche miste (spinaci, patate lesse e simili) e fettina carne bianca.
Merenda (3 ore prima della gara): morbidone con miele/marmellata con crostata o frutta di stagione.
L’educazione alimentare è una tematica molto seria. Aiuta a migliorare le proprie condizioni di vita e salute (il cattivo mangiare intossica il corpo favorendo la nascita di malattie), nonché le proprie prestazioni agonistiche, affiancando ad una intensa e regolare attività fisica un’alimentazione equilibrata. Mangiare in modo sano migliora il rapporto con il proprio fisico e con gli altri, è un segno di rispetto verso noi stessi!!!!!!
Quel che occorre è molta disciplina ed il risultato è garantito!!!!
Buona Alimentazione!!!!!!!!
Scuola Calcio Giovani Leoni
Il calcio per un genitore
Il rapporto tra genitori e figli può essere aiutato dallo sport??
La famiglia è un microcosmo fatto di pianeti con le loro orbite, girotondi che si incastrano tra di loro. Un microcosmo che nasce dalla forza dell'amore, dal girarsi attorno in sintonia di due esseri umani che si sono trovati in un contesto immenso di stimoli. La nascita dei figli non fa che alimentare questo gioco di relazioni e incastri di orbite.
Quando i bimbi sono piccoli è fondamentale un rodaggio di sintonie ed emozioni in questo fantastico microcosmo di nome "famiglia". Ai figli tutto ciò serve per imparare ad aggirarsi nel cielo della vita. Intorno ai sei anni oltre alla scuola, giunge una grande opportunità volta a mettere alla prova ciò che si è acquisito all'interno dello spazio familiare: lo sport.
Il bambino che varca da solo la soglia di un campo di calcio, nel fare questo, ha la preziosa opportunità di staccarsi dal suo microcosmo e iniziare a sperimentare se stesso. Il calcio, in questo senso, è l'affacciarsi al mondo, è l'occasione di sperimentare cosa si prova a camminare o correre scegliendo da solo la direzione da seguire. Per un bambino è l'opportunità di comprendere chi lui sia, specchiandosi con dei coetanei e appoggiandosi ad un adulto di riferimento, l'istruttore, che non è nè il proprio papà, nè la propria mamma ma che per lui rappresenta, in questa nuova esperienza, una base sicura.
In tal senso il calcio, entra a far parte della famiglia, acquisisce il ruolo di un "ponte" tra il proprio universo intra familiare e quello che rappresenterà l'universo personale del bambino. Se il genitore riesce a comprendere questo, se riesce a vedere lo sport come un supporto alla crescita e all'acquisizione dell'individualità del proprio figlio, dalla tribuna può assistere allo spettacolo di una parte di loro stessi che cresce e si trasforma. Una parte nata dal loro amore, ma a se stante. Questo è il punto focale. Per il rispetto dei bisogni del bambino, lo sport andrebbe vissuto così. Quindi non come un trampolino di lancio per smanie di successo, ma come un elemento vitale che entra a girare nelle orbite del bimbo e dei suoi genitori, sorprendendo entrambi di emozioni improvvise come stelle cadenti nel cielo estivo e come comete nel cielo d'inverno. Proprio così, perché dello stesso stupore sono fatte le emozioni che suscitano in un genitore le piccole e le grandi conquiste di un bambino che fa sport. Bisogna solo scegliere questa prospettiva e non quella più superficiale che consuma energie nell'attesa di un gol o di un assist fantastico o di altre fatue emozioni che sfumano in poche ore....
Dott.ssa Isabella Gasperini
Motivare i giocatori
I giocatori sono stressati? Nervosi? Stanchi? Un modo per aiutarli esiste
Spesso l'incitamento dei giocatori è male interpretato, soprattutto prima di un match. La maggior parte dei coach spende anni cercando di trovare le parole giuste per un discorso simile a quello di Al Pacino nel famosissimo film 'Ogni maledetta domenica'.
Questo tipo di discorsi "forzati" spesso non porta a risultati soddisfacenti per un a semplice ragione... si tratta di discorsi sono forzati. La natura umana spiega che quando si parla appassionatamente di un soggetto, qualsiasi soggetto, le persone vengono sponeamente attratte e ascoltano con curiosità chi parla. Il loro linguaggio del corpo lo dimostra, si avvicineranno, cercheranno contatto visivo e faranno cenni di approvazione ad parola detta. Ma se il discorso è vuoto di passione e desiderio naturale, può risultare abbastanza vuoto ed insignificante.
Ciò che viene detto ai propri giocatori e come viene detto va variato in base al loro umore, non a quello dell'allenatore. La via migliore per motivare i propri giocatori a dare il massimo è di porsi in sintonia con le loro sensazioni. Generalmente, i giocatori si distinguono in quattro categorie, prima dell'inizio di un match, e come si motiva ognuno di loro e le varie tecniche utilizzate per farlo dipenderanno dal loro stato mentale. Le quattro categorie sono:
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Impauriti
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Nervosi
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Sicuri di sè
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Compiaciuti
Lo stato ottimale è il giocatore sicuro di sè, ma si può accettare anche un po' di nervosismo, dopotutto essere nervosi per un match significa considerarlo molto importante. Ma essere troppo tesi è dannoso per i risultati che si possono ottenere in partita. Vediamo come motivare i giocatori che cadono preda di nervosismo e paura.
Impauriti
Qui è dove i giocatori hanno più bisogno dell'allenatore. Avranno bisogno di continui supporto e rassicurazione. Se entrano in campo intimoriti per un loro possibile fallimento (per via della forza degli avversari, delle debolezze della propria squadra, o per uno stato di forma non ottimale) difficilmente riusciranno a dare il meglio. Fondamentalmente, se iniziano il match scarichi mentalmente, o sconfitti in partenza, saranno sconfitti anche nel campo di gioco. Roy Keane, grande ex-capitano del Manchester United, ha fatto notare in varie occasioni come sapeva riconoscere dal linguaggio del corpo degli avversari, che questi avrebbeero perso, prima ancora che si fosse calciata la palla per la prima volta.
I giocatori impauriti necessitano di tutta la positività che un allenatore può offrire loro. Cercate di rivolgergli un sacco di elogi nel riscaldamento anche se si ha l'impressione di esagerare. Si deve cercare di preparare un pre-partita semplice e che dia la possibilità di farli sentire a loro agio o che possa far esprimere al meglio le loro capacità. Ciò che viene chiesto loro in questa fase è critico. Per esempio il mister potrebbe far finire il riscaldamento con un 5vs5 in spazi stretti se gli avversari hanno un buon possesso. Tatticamente è una scelta corretta, ma potrebbe essere dannosa psicologicamente. I giocatori cederanno la palla più spesso, sbaglieranno passaggi, e se qualcuno è particolarmente stressato potrebbe persino entrare duro su qualche compagno. Le emozioni potrebbero andare fuori controllo perchè già si trovano in uno stato mentale errato. e questo stato potrebbe peggiorare per via di un riscaldamento inadeguato. Va fatto un pre-partita divertente e a cuor leggero in modo da dare positività ai propri giocatori.
Anche ciò che viene detto negli spogliatoti è vitale. Va capita l'importanza ed il peso della partita da giocare. Quante volte si sente dire nelle conferenze stampa "Tutta la pressione è dall'avversario"? E' un modo abbastanza subdolo per distogliere l'attenzione dai prorpii giocatori e togliere una forte carica di stress, caricando invece la squadra avversaria del peso della partita. Se si continua a ribadire ad una squadra già intimorita quanto forti sono gli avversari e quanto importante è il match che si giocherà (come fece il Barcellona prima del match di ritorno contro l'Inter nella semifinale di Champions 2010, addirittura con uno spot televisivo per favorire la "remuntada") non si farà altro che aumentare la paura.
Nervosi
Come accennato prima, essere tesi va bene, finché si mantiene il controllo. Come razza, gli esseri umani diventano nervosi solo per qualcosa che per loro è importante. Questa caratteristica può essere sfruttata e valorizzata da un allenatore, perché significa che i giocatori tengono alla squadra, alla partita ed al risultato.
Ancora, le lodi sono importanti. Va ricordato ai giocatori tesi in cosa sono bravi, o, meglio ancora, far in modo che siano i giocatori stessi a dirselo. Si possono mettere a coppie nello spogliatoio concedendo loro due minuti per scambiarsi pareri positivi su due o tre doti possedute che possono fare la differenza in partita. Se qualcuno conferma tutto ciò che di buono un giocatore sa fare, può farlo sentire alto dieci metri. E questa sensazione diventa ancora più potente se a dirglielo è un suo pari, un compagno di squadra, qualcuno della sua età e nelle sue stesse condizioni.
Quando si spiegano i compiti che dovranno svolgere è importante utilizzare frasi con affermazioni dirette, evitando le negazioni. Ad esempio è sempre meglio dire: "Se siamo pressati, facciamo girare velocemente palla", piuttosto che "Se siamo pressati, NON perdiamo palla". La mente umana fatica a percepire le negazioni.
Il mister può anche ricordare le volte in cui la squadra ha giocato bene, una partita in particolare, un gol, un'azione e far rivivere quei momenti positivi in modo da rassicurare i giocatori che desidereranno ripeterli nelle circostanze attuali. Accresce le motivazioni e li porta in uno stato mentale favorevole.
Questa tecnica si può usare anche se si ha a che fare con unsingolo giocatore molto nervoso. Gli si può chiedere: "Ricordi quella partita quando hai fermato il loro goleador e sei ripartito per segnare un gol subito dopo? Quello è ciò di cui sei capace. Ricordalo". Si può anche prenderlo da parte un attimo per tranquillizzarlo, acnhe perché giocare con i suoi stati d'animo di fronte al gruppo potrebbe essere dannoso. Il messaggio chiave deve essere rassicurante. Questo è ciò che vogliono sentire i giocatori in difficoltà.
E' importante quindi stare in sintonia con lo stato mentale dei propri giocatori. Se si riesce nell'intento, si avrà maggior controllo sulla squadra e si preparerà meglio la partita. Che siano troppo impauriti o troppo tesi per il prossimo avvenimento, è necessario lavorare. Bisogna essere positivi, accompagnarli e lodarli. Hanno bisogno di conforto e sicurezza e faranno tesoro di ogni parola positiva sarà detta nei loro confronti. E' fondamentale assicurarsi di donargliela.
Come parlare ai Piccoli Amici
Una buona comunicazione è necessaria per la corretta gestione delle squadre di bambini
In questa fascia d'età il bambino acquisisce capacità logiche significative, che cambiano il suo modo di ragionare e di emozionarsi. In questo momento evolutivo inizia ad utilizzare i concetti astratti. Nel comunicare le sue emozioni, abbandona il linguaggio rivolto a se stesso e cerca di dare un senso al suo pensiero.
Parlando al bambino di questa età è necessario essere espliciti e stimolanti, chiedendogli spesso il suo punto di vista, favorendo in lui l’espressione dei suoi ragionamenti, sia per ciò che riguarda il suo modo di vivere lo sport, sia riguardo al modo di relazionarsi all’istruttore e ai suoi compagni. Sarebbe bene rivolgersi ai bambini di questa età utilizzando un linguaggio semplice e servendosi di periodi del discorso brevi.
A questa età egli tenta di iniziare a sperimentare la sua vita da solo. È giusto rispettare questo suo bisogno permettendo al piccolo atleta di percepire il campo come uno spazio solo suo. Di solito, più il genitore si mostra sereno e distaccato dalla sua esperienza sportiva, più il bambino appare spavaldo e capace di sapersi gestire, all'interno del rettangolo verde, in tutte quelle esperienze che lo coinvolgo: rispettare le regole, prendere iniziativa nel gioco, ascoltare l'istruttore, rispettare i compagni.....
Questi primi approcci con il mondo e con l'autonomia avvengono tuttavia altalenandosi con momenti di dipendenza dai genitori a volte anche eccessivi, che possono mostrarsi con la difficoltà a distaccarsi da mamma e papà per entrare in campo, con mal di pancia improvvisi per cui il bambino dice di non voler fare gli allenamenti oppure con un atteggiamento distratto in campo rivolto a ricercare lo sguardo del genitore al di là della rete.... In questo momento il bambino, nonostante il desiderio di sperimentarsi da solo è ancora molto dipendente dalla famiglia e l’acquisizione del concetto di perdita, risveglia in lui timori di abbandono innati. Quindi si rafforza il legame con i genitori, proprio perché si comincia a sentire il bisogno di distaccarsi da loro che esploderà successivamente in preadolescenza. È auspicabile che l'istruttore sia sensibile a questa vulnerabilità del bambino, evocando in lui un senso di protezione e sicurezza, proprio come una figura genitoriale, esortando tuttavia il bambino all'autonomia mostrandosi accogliente nei momenti di vulnerabilità del piccolo atleta.
Dott.ssa Isabella Gasperini